sabato 15 novembre 2008

A testa alta


Non bisogna mai abbassare la guardia: questo è il motto sotto la cui insegna il Napoli è riuscito ad inanellare una serie di risultati positivi e rialzarsi anche nei momenti più difficili e questo deve essere il refrain che deve accompagnare gli azzurri per tutta la stagione. Le ultime prestazioni ed il recente turno di Coppa Italia hanno dimostrato che il Napoli non ha paura, né soffre di peccati di presunzione ed affronta le partite con il giusto atteggiamento mentale, consapevole delle proprie potenzialità. Il derby contro una Salernitana arroccata nella propria metà campo e proiettata in contropiede dalla fantasia di Di Napoli, avrebbe potuto rivelarsi una gatta difficile da pelare, ma i partenopei hanno mostrato, sin dalle prime battute, il piglio e le giocate delle squadre di rango superiore, mettendo in costante apprensione i malcapitati avversari. La sfida di domenica contro l’Atalanta rappresenta l’ennesimo banco di prova per un gruppo ambizioso che non vuole smettere di sognare. Di fronte alla Banda di Reja stavolta ci sarà un’affamata Atalanta, reduce da prestazioni poco brillanti e da qualche intoppo nel cammino delle ultime giornate che ne ha penalizzato la classifica. Tra i nerazzurri bisognerà prestare attenzione ai movimenti sulle fasce ed alle incursioni di Ferreira Pinto, Doni e Floccari, i quali cercheranno di ripetere la super prestazione dello scorso anno e di insediare le certezze del granitico reparto arretrato napoletano. Una trasferta impegnativa su un campo caldo nel quale anche le squadre più blasonate del campionato italiano hanno sempre avuto notevoli difficoltà ad imporsi. Occorrerà aiutare gli esterni nel lavoro di copertura ed affidarsi alla muraglia partenopea ed all’estro di Denis, Lavezzi ed Hamsik per respingere le offensive orobiche e ripartire in velocità. Maggio e Mannini saranno chiamati ad una giornata intensa fatta di inserimenti e di chiusure, mentre Blasi e Gargano cercheranno in tutti i modi di coadiuvare i loro compagni nei meccanismi difensivi e nella ricerca dei giusti ritmi di gioco. La pesante lezione dello scorso campionato è stata studiata e superata, occorre ora concentrarsi su questo nuovo capitolo per superare l’esame e continuare a crescere. Cristian Meglio

Lavezzi-Denis, da Reja a Maradona


NAPOLI, 15 novembre - Si parte da Ber­gamo, s’atterra al San Paolo, e in quel giro di perlustrazione su Glasgow, si trascinano gli amori (calcistici) e le umanissime aspirazioni. Un po’ per Re­ja e un po’ per Diego, un po’ per il Na­poli e un po’ per la Patria: otto giorni con la valigia in mano e con l’autostima che danza tra le nuvole, provando a ca­pire l’effetto che fa. Premiata ditta La­vezzi & Denis: la fabbrica del gol di due Mondi che si sfiorano e spesso si tocca­no, l’ennesimo gemellaggio sulla rotta Buenos Aires-Fuorigrotta siglato sta­volta a passo di tanque e a colpi di pocho, l’unione perfetta che conduce da Bergamo, a Glasgow e poi di corsa al San Paolo per sfidare il Cagliari e chiu­dere il cerchio d’una set­timana indimenticabile.

A TE REJA - Lavezzi- De­nis è il tandem per la feli­cità scelto da Edy Reja anche per Ber­gamo, tappa (insidiosa) d’avvicinamen­to alla verità assoluta, da scoprire en­tro la fine del girone d’andata, più age­vole della fase ascendente della stagio­ne, ma counque rischiosa. Lavezzi-Denis è la familiarità in cam­po e fuori tra due talenti diversi calci­sticamente e caratterialmente, dunque compatibili ovunque; Lavezzi- Denis, cioé il diavolo e l’acqua santa per costi­tuzione, per indole, per codice gentico. Lavezzi con Denis, cioé 534 minuti assieme, vale a dire sette gol e chissà quanti assist, quant’è bastato per con­vincere Reja a puntare su di loro, capa­ci d’aver la meglio su un panterone rin­ghiante sempre come Zalayeta. Lavez­zi-Denis è la sintesi dell’elasticità e della potenza, assemblate da Marino ­ in due anni - per la cifra di 13,5 milio­ni di euro e ora accorpate persino da Maradona in questa prima assoluta della sua ennesima vita spericolata.

A TE MARADONA - Lavezzi-Denis è l’ine­dito in assoluto per la Nazionale Argen­tina, che mercoledì sera a Glasgow, nell’amichevole con la Scozia, lascia sfilare al ballo del debuttante niente meno che Diego Armando Maradona in versione ct. Lavezzi-Denis è la scom­messa all’italiana d’un pibe al quale, il 5 novembre scorso e un minuto dopo le convocazioni, arrivò un messaggio a reti unificate dall’insospettabile accop­piata partenopea: «E' bello che Mara­dona si sia ricordato di Napoli. Siamo felici per questa convoca­zione. Per noi è un grande orgoglio ed una immensa gioia indossare la maglia dell'Argentina».

Lavezzi: 'Napoli ti adoro non andrò via di qui


BUENOS AIRES, 15 novembre 2008 - Ezequiel Lavezzi a cuore aperto in una lunga intervista con l'emittente radiofonica Radio Mitre di Buenos Aires. La sua è una vera e propria dichiarazione d'amore nei confronti di Napoli, la città che vede in lui l'erede di Maradona. Tra l'altro rivela: "Io voglio restare. So che il Chelsea mi ha cercato ma di questa trattative si occupano il procuratore e la società. Credo che non ci sia alcuna intenzione di cedermi e ne sono felice, a Napoli sto benissimo".


MOMENTO D'ORO - "La gente si gode questo momento e trasmette il suo entusiasmo alla squadra. Rispetto allo scorso anno ci siamo rinforzati, sono arrivati 3-4 giocatori nuovi che si sono subito adattati. Penso che il Napoli rappresenti la rivelazione del campionato perché esprime buon calcio con una squadra giovane. Dobbiamo continuare così, e anche se sembra difficile noi ci crediamo".


LA NAZIONALE - "La convocazione è figlia del rendimento che esprimi con la tua squadra, ora sto giocando bene ed è arrivata la chiamata ma io sogno di essere un elemento fisso della nazionale anche se mi rendo conto che abbiamo tanti bravi attaccanti e la concorrenza è spietata. In questo dovrà aiutarmi il Napoli".


IL TIFO - "Da molti calciatori che erano stati qui avevo saputo della passione con cui i napoletani seguono il calcio ma l'ho capita davvero stando qui. Una cosa mi commuove più delle altre. Qui l'amore per gli argentini, siano calciatore oppure no, è immenso".


LA SERIE A - "Ho tentato di adattarmi in fretta al calcio italiano e credo di esserci riuscito. Qui per gli attaccanti è durissima perché tatticamente si gioca un calcio molto ordinato, difficilmente si affrontano difese distratte o non ben schierate. Se non sei veloce, gli avversari ti mangiano".


LA STAMPA - "Leggo poco i giornali, non parlo quasi mai. So che i confronti con Maradona sono cominciati dal giorno in cui sono arrivato e in proposito ho sempre detto 'Diego è il calcio mentre io sono solo uno che corre dietro alla palla'. Credo sia chiaro a tutti".


IL NUMERO 10 - "Ho saputo della petizione di quei tifosi che vorrebbero vedermi con la maglia numero 10, ormai non mi sorprendo più di nulla, questa gente è meravigliosa. Agli amici e parenti argentini racconto mille cose su Napoli eppure quando poi vengono a trovarmi non credono ai loro occhi e si stupiscono per la venerazione che mi circonda".


LA VITA - "Complicato uscire di casa. Se provo a entrare in un locale sono assediato da tifosi che vogliono un autografo o una foto. Per quello frequento solo un paio di ristoranti. Non posso entrare in un negozio di abbigliamento, allora faccio come si comportava Diego, telefono e fisso un appuntamento in orario di chiusura a saracinesche abbassate. In Argentina invece riesco ancora a passare inosservato. Uno deve imparare a godersi questi momenti senza però mai dimenticare quelli del passato, quando, per andare all'allenamento, dovevo farmela a piedi sino alla fermata dell'autobus. Ma anche quel periodo della giovinezza è stato importante perché ha contribuito a formare il mio carattere".


LE GRIGLIATE - "Siamo sei sudamericani qui a Napoli e passiamo quasi tutte le giornate assieme. Una volta alla settimana organizziamo la grigliata di carne. In questo senso è stato fondamentale l'arrivo di Denis, un vero e proprio specialista. Ed è anche un bravo cuoco".

giovedì 13 novembre 2008

Il video di Napoli Salernitana 3-1

Lavezzi, Milito e Zarate stelle argentine che fanno volare Napoli, Genoa e Lazio


Argentini fenomeni. Vola così alto, il trio delle meraviglie, che fa volare anche Napoli, Genoa e Lazio. Lo avrete già capito: parliamo di Lavezzi, Milito e Zarate che citiamo in rigoroso ordine alfabetico. Forse anche il nuovo ct dell’Argentina, tale Diego Armando Maradona, è stato fedele all’alfabeto. Al punto che si è fermato alla lettera l, ovvero in Nazionale ha convocato solo Lavezzi ( e il suo compagno di squadra Denis, centravanti ariete, come si diceva una volta). Già, Ezequiel Ivan Lavezzi, El Pocho, nato a Villa Gobernador Galvez il 3 maggio del 1985, ventitre anni e un talento eccezionale, sta incendiando di passione Napoli quasi come ai tempi di Maradona. Secondo molti tecnici è un altro Messi, il che è tutto dire, no? Numero dieci che gioca all’insegna del presto e bene, numero dieci non solo irresistibile nell’uno contro uno ma capace di saltare tre uomini nello spazio di un metro, un dribbling ubriacante, una velocità da Speedy Gonzales. Lavezzi l’uomo fosforescente del sorprendente Napoli di Reja, per molti aspetti l’uomo in più, ha un difetto: segna poco, finora ha realizzato due gol soltanto. Anche se dal suo estro tutto argentino nascono sempre le migliori azioni del Ciuccio, quelle che al gol portano i suoi compagni. A proposito di reti Diego Alberto Milito nato a Bernal il 12 giugno del 1979 è il capocannoniere del campionato con nove centri e se Lavezzi fa bruciare Napoli di entusiasmo lui fa bruciare Genova, la Genova rossoblu. Al Genoa approdò, dal Racing Avellaneda, nella stagione 2004-2005, poi prese la via di Saragozza, quindi ha vestito i panni del figliol prodigo.E che figliol prodigo. Sa segnare in tutte le maniere, fa attacco da solo, è dotato di una tecnica individuale di alto livello. Conosciuto come El Principe ha esordito nella Nazionale argentina nel 2002 contro l’Uruguay e se continua così, l’altro Diego, cioè Maradona, non può ignorarlo. E’ una furia scatenata, questo Milito, che servirebbe a qualsiasi Nazionale del mondo, non solo all’Argentina.Il terzo argentino d’oro è il più giovane e il meno conosciuto. E’ Mauro Matias Zarate, nato ad Haedo ventun anni fa, che ha già segnato sette reti e al suo primo anno italiano sta facendo cose da pazzi. Fiuto del gol, tecnica, fantasia e calci di punizione alla Del Piero. Fiore all’occhiello della bella Lazio di Delio Rossi, fiore all’occhiello del presidente Lotito che si vanta di averlo scoperto. La Lazio, in attacco, ha elementi di buon livello come Rocchi e Pandev ma questo argentino di eccellente valore li sta oscurando. E se continua così la Lazio può stare, lassù, nei quartieri alti della classifica e Maradona non può far finta di nulla. Sarebbe masochismo bello e buono. A chi giova.

Maggio: E' un Napoli forte che può ancora migliorare'


"Il campionato italiano è lungo e difficile, ma ogni tanto può starci una sorpresa...". Christian Maggio quella sorpresa, probabilmente, la veste di colore azzurro. Ma il Napoli di questo inizio stagione autorizza desideri arditi. Ieri la qualificazione in Coppa, domenica un match delicatissimo a Bergamo.

Questa squadra può davvero strabiliare?

"Noi ci proveremo, perchè no? Sta funzionando tutto per il meglio ed il nostro compito è crederci fino in fondo. Stiamo lavorando bene ed attraversiamo un buon periodo. La strada intrapresa ci dà ragione e quella vogliamo seguire. Poi cercheremo di prendere il più possibile cammin facendo. Non serve nè fare calcoli nè porsi obiettivi ma andare in campo con la nostra filosofia. Anche in Coppa Italia possiamo toglierci delle soddisfazioni".

Intanto arriva Bergamo ed incombe un ricordo piuttosto ingombrante per Napoli...

"Beh io non c'ero l'anno scorso ma se può confortare persi 4-2 con la Sampdoria. Quindi neppure per me è una partita qualsiasi. Ma è semplicemente la testimonianza che Bergamo è un campo difficile per tutti. L'Atalanta è una buonissima squadra e tra l'altro domenica tornerà anche Doni. In fondo ogni partita vale 3 punti e noi cercheremo di prendere il massimo".

Si parla di 8 sorelle ma a Napoli l'entusiasmo scala i numeri...

"Io dico che ci sono 3-4 squadre che lotteranno per lo scudetto. Poi esiste a ridosso una seconda fascia alla quale apparteniamo anche noi. Alla lunga, oggettivamente, il campionato italiano non fa sconti e premia i valori tecnici più forti. Ma noi adesso pensiamo al presente e crediamo nelle nostre potenzialità. E penso che possiamo ancora migliorare. Mi riferisco soprattutto a quegli elementi del gruppo che hanno giocato di meno e che quando vanno in campo dimostrano affidabilità e valore".

Cosa ti senti di dire ai napoletani in virtù dell'euforia che vi circonda?

"Che sarà dura tenere questo ritmo ma che ci proveremo fino alla fine. Una stagione è fatta di alti e bassi e noi dovremo essere pronti ad ogni evenienza. Però questa è una squadra che ha uno spessore notevole. Ed in un campionato una sorpresa può sempre venir fuori..."

Napoli-Salernitana 3-1


Napoli - Avanti anche in Coppa. Il Napoli vince il derby con la Selernitana senza dare troppa confidenza al pathos. Due a zero dopo neppure mezzora e 3-1 finale che chiude una serata senza storia ma che con la storia ha qualcosa da spartire perché gli azzurri non battevano i 'cugini' granata in Coppa al San Paolo da 8 anni, ovvero dal vecchio millennio. Seguirono poi due pareggi a Fuorigrotta entrambi nell'Era AD, Ante De Laurentiis. E così il nuovo Napoli ripulisce pure i conti con la Salernitana e conquista i quarti di finale, dove troverà la vincente di Juventus-Catania. Un autogol di Peccarisi ed il ritorno alla rete di Pià mettono subito il catenaccio alla partita e allegria al San Paolo. Il resto è sostanzialmente un piacevole spettacolo ed una Salernitana che con grande dignità cerca di fronteggiare l'irruenza azzurra. Arriva poi un gol di Di Napoli su punizione deviata dalla barriera ed il primo rigore assegnato al Napoli in questa stagione e sigillato da Hamsik: 3-1. L'avventura in Coppa Italia continua...Al 7' Gargano crossa per Hamsik, destro secco, Pinna ci arriva. Al 16' cross di Pazienza e deviazione nella sua porta di Peccarisi: 1-0. Al 17' bella penetrazione di Zalayeta: sinistro a giro e Pinna si supera. Al 22' punizione di Di Napoli e primo tiro in porta della Salernitana: alto. Al 25' grande azione azzurra: tre tocchi in verticale, Hamsik-Mannini e deviazione vincente di Pià, 2-0. Al 26' ancora Zalayeta per Hamsik: destro a giro, Pinna devia benissimo. Al 36' Pazienza crossa per Mannini che entra di testa prepotentemente e Pinna si guadagna l'alloro del migliore in campo dei granata. Nel secondo tempo arriva il gol di Di Napoli che su punizione trova la barriera che spiazza Navarro. ma il Napoli ristabilisce subito le cose con un rigore per fallo in area su Maggio. Tira Hamsik e segna. Nel finale il ritorno in campo di Bogliacino dopo l'infortunio al piede, una traversa di Zalayeta e gli applausi del San Paolo.